Maldive - Vilu Reef
by Mara / Agosto 2003
Dopo varie indecisioni, ore passate a navigare in
Internet per raccogliere più informazioni possibili, tempo
impiegato devo dire, divertendoci da matti, a sfogliare i vari cataloghi,
la scelta è caduta sul Vilu Reef, a dispetto di tutte le cose
che sono state dette su quest’isola. Così, una piovosa
mattina all’inizio di maggio ci siamo recati in agenzia per
prenotare la tanto agognata vacanza. Per una volta ce l’abbiamo
fatta a prenotare con abbastanza anticipo! E, cose dell’altro
mondo, ci hanno comunicato che la beach villa che abbiamo prenotato
era l’ultima!!! Meno male, se no ci sarebbe toccato iniziare
tutto daccapo.
L’attesa è stata lunga e molto sofferta: siamo abituati
a prenotare e partire in 3 giorni, ma alla fine abbiamo resistito
ed è arrivato l’11 agosto, giorno della partenza!
Stavolta abbiamo viaggiato con Eurofly (ci stiamo facendo una cultura
sulle compagnie aeree, hihi) che, a nostro parere, è molto
meglio di Volare. L’aereo era praticamente nuovo, le poltrone
erano disposte in tre file 2 – 3 – 2 (non è una
formazione calcistica!) ed erano veramente comode, fornite di supporto
lombare, poggiapiedi e schermo TV incastonato nello schienale della
poltrona davanti. Il personale di bordo era gentile e disponibile.
L’unica pecca: il cibo – tortellini scotti con sugo di
pomodoro tipo tubetto, bleah! Va bhè, non si può avere
tutto!
Abbiamo fatto scalo tecnico a Roma di un’oretta e poi, via,
verso Male!
E’ sempre un’emozione vedere apparire gli atolli Maldiviani
e l’emozione non diminuisce con il numero di volte che uno va
alle Maldive: è sempre la stessa!
Atterrati all’aeroporto ci rendiamo conto che il tempo è
nuvoloso e che... fa più freddo che a Milano!!!! Siamo esterrefatti!!!
Quasi, quasi ci vorrebbe un golfino!!! A Milano, alla partenza, c’erano
39°C, mentre a Male ce ne sono 32°C!!! C’era da morir
dal ridere!
Disbrigate le formalità doganali, ci accoglie Davide, il responsabile
Sprintours. E’ veramente desolato quando ci informa che, purtroppo,
c’è stato un over-booking e che per alcuni giorni il
beach bungalow non sarà disponibile! La notizia ci coglie come
una tegola in testa! Oddio e se i garden sono come quelli descritti
dai due ragazzi a febbraio? E se ci troviamo la camera infestata da
insetti? Le lenzuola sporche??? Oddio!!! Gli spieghiamo le nostre
paure, ma lui, gentilissimo, ci rassicura: il garden destinato a noi
(n. 201) è stato l’ultimo ad essere ristrutturato per
cui è nuovissimo. Inoltre, per scusarsi in qualche modo per
l’inconveniente, la Sprintours ci offriva per tutta la durata
del soggiorno nel garden il trattamento All Inclusive, una gita e
una sorpresa che già ci attendeva in camera. Inoltre, è
già stata segnalata la nostra pratica per il rimborso della
differenza di prezzo. Vista la gentilezza e disponibilità di
Davide, ci sentiamo rassicurati, ma siamo ancora un pochino arrabbiati.
Veniamo fatti salire sul pulmino che ci porta al molo degli idrovolanti,
attraversando la pista di atterraggio! L’attesa del tanto decantato
volo in idrovolante ci solleva un po’ il morale.
L’attesa è di un’oretta anche qui, ma poi veniamo
fatti salire su un buffo aeroplanino, bianco e blu, che sta dondolando
pigramente sulle onde. I sedili sono minuscoli e i piloti, notiamo
subito, sono a piedi scalzi!
Il decollo è molto più morbido di quello di un aereo
normale – sarà per via dell’acqua? – e, sinceramente,
me l’aspettavo più rumoroso e più caldo! Ma forse,
venendo da un forno a 39°C, qualsiasi temperatura appena poco
inferiore era per noi una manna!?!
Il volo procede bene, ma ogni tanto le nuvole rovinano la vista! Comunque,
è uno spettacolo fantastico! Quasi, quasi, in certi punti,
si riesce addirittura a vedere il reef con i pesci!
Mi lancio nelle prime fotografie, ma le apparizioni improvvise delle
nuvole ne rovinano parecchie! Mentre sorvoliamo alcune isole-resort,
cerco di indovinare quali sono, ma non avendo nessuno con cui confrontarmi,
non so se ci ho azzeccato o no... ma almeno mi sono divertita!
Finalmente, dopo 35 minuti di volo atterriamo vicino a una zattera
ancorata in mezzo a tre isole: Vilu Reef, Velavaru e l’isola
dei pescatori, che, se non mi ricordo male, si chiama Meedoo. Si avvicina
il dhoni e caricati noi e i bagagli (a proposito, una delle nostre
valige non è arrivata insieme a noi con l’idrovolante,
ma ci sarà consegnata alle 17.00 dello stesso giorno) si avvia
verso la “nostra” isola. Nel frattempo Davide ci informa
che Vilu Reef ha un’ora in più di differenza di fuso
orario rispetto a Male e che rispetto all’Italia ci sono quindi
4 ore di differenza.
Attracchiamo al molo e ci accoglie un maldiviano col tamburo a tracolla
che ci accompagna verso un “incrocio” (dritto c’è
la reception, a destra il bar Nautilus, a sinistra il ristorante)
al suono del bodu beru (che in maldiviano vuol dire grande tamburo,
ma che si associa alla musica maldiviana a cui si accompagna anche
il tipico ballo). Sono le 14.30 e veniamo sollecitati a pranzare,
ancor prima di essere accompagnati nelle nostre camere.
Il ristorante si compone da 5 sale rotonde disposte come i petali
di un fiore, dove il gambo è il buffet. Io e Renato veniamo
sistemati nel “petalo” più nuovo e il nostro tavolo
ha una spettacolare vista sul mare e sul molo. Ci accoglie il nostro
cameriere Ahmed, un ragazzo giovane e molto simpatico.
Il buffet è sistemato intorno ad un tavolo centrale, mentre
su alcuni tavoli intorno ci sono i dolci, l’angolo del cibo
locale (delizioso, ma stra-piccante!), e la frutta. Il cibo era nella
norma: tanto pesce e tanto riso, ma anche ogni giorno due o più
tipi di pasta, pizza, verdure, frutta (che in questo periodo non era
molto varia – penso non fosse stagione) e dolci fenomenali!
Secondo i miei gusti era più che adeguato, anche se ho sentito
gente che si è lamentata perché secondo loro il menù
era monotono.
Nel pacchetto era compresa 1 bottiglia da 1,5 litri di acqua al giorno
e due bibite analcoliche (Coca-Cola, Fanta, Acqua tonica, ecc.) a
pranzo e a cena. Il resto è a pagamento: 3,5 $ per un bicchiere
di vino, 5$ per una birra ala spina, cocktails fra 8,5$ e 12,5$.
Dopo il pranzo Davide ci consegna la chiave della nostra garden villa
e, partendo dall’incrocio, seguiamo il porta-bagagli lungo una
deliziosa stradina di sabbia che in 3 minuti ci porta al nostro bungalow.
Memori della disavventura, guardiamo attentamente tutto, ma la garden
che ci hanno dato, vista da fuori, è molto carina: una piccola
stradina si dirama da quella principale (parole grosse!) e va fino
al piccolo patio con un tavolino e due sedie di legno. Lì accanto
c’è un grosso vaso di terracotta pieno d’acqua
con un grande mestolo fatto col guscio di una mezza noce di cocco
che serve per sciacquare i piedi dalla sabbia (lo ritroveremo anche
al beach bungalow). Entriamo nella stanza e notiamo subito che è
nuovissima; si sente ancora l’odore dei mobili nuovi! In bella
vista sul tavolino c’è un grande cesto di frutta mista
con un bigliettino di scuse per l’inconveniente di Davide e
Gianluca – che carini!
La camera è quadrata e il letto si trova accostato al muro
di destra, mentre ci sono finestre sia subito accanto alla porta che
di fronte al letto. In fondo alla stanza c’è lo spogliatoio
con il frigo bar e la cassetta di sicurezza. Da lì si accede
al bagno che, anche se aperto da una parte, è tutto piastrellato.
Ci sono sia la doccia (al coperto) che la vasca da bagno (all’aperto).
C’è sia l’aria condizionata che il ventilatore
a pale.
Anche se ha un muro in comune con un’altra garden villa, è
quasi completamente circondata da fiori e piante, tanto che si faceva
addirittura fatica a vedere la veranda del vicino!
Apriamo l’unica vaglia che ci è stata consegnata e, indossati
i costumi da bagno, usciamo alla ricerca del mare. Tanto è
inutile disfare i bagagli, si tratta di un soggiorno di pochi giorni!
Seguiamo per 5-6 metri la stradina “principale” dove incontriamo
le prime garden villas e infilandoci fra due di esse arriviamo su
una piccola spiaggia delineata da due cespugli di vegetazione che
entrano in acqua. Dopo aver sognato il bagno per mesi e mesi, ci tuffiamo
subito nell’acqua calda della laguna; non fa niente se è
nuvoloso, l’acqua è meravigliosa! Rimaniamo sorpresi
dalla profondità dell’acqua nella laguna: anche se il
reef è a 3-4 metri da riva, l’acqua ci arriva quasi alle
ascelle! Avvicinandoci galleggiando al reef, scopriamo che tutta questa
parte dell’isola è costellata da piccole spiagge come
quella appena vista: poco profonde e delimitate dalla vegetazione.
Dopo il bagno, ci incamminiamo con l’acqua alle ginocchia, alla
scoperta dell’isola.
Vilu è l’isola più grande che ho visitato fino
ad ora. L’isola è ovale. Dall’incrocio si diramano
le stradine che attraversano tutta l’isola. Sull’isola
esistono due lingue di sabbia: una più vicina al bar Nautilus
(che comprende le beach villa dal n. 101 al 107), l’altra dalla
parte opposta (beach villa dal n. 146 al 151). Quest’ultima
è “artificiale”: cioè è stata erosa
via, ma poi sono stati costruiti dei muretti e adesso la stanno ricostruendo
proprio con la sabbia che il mare si era portato via. Infatti su questa
parte dell’isola (che è quella dove c’è
un piccolo beach bar), ci sono dei punti dove non c’è
spiaggia e dove sono accatastati gli ormai famosi e antiestetici sacchetti
di sabbia (beach villa dal n. 151 al 158). Secondo i nostri gusti
è la parte più brutta dell’isola, che, a parte
questo punto, è veramente molto bella con spiaggia grande e
profonda (davanti a ristorante – beach villa dal n. 159 al 168),
e dall’altro lato spiaggette poco profonde, ma deliziose, riparate
una dall’altra da cespugli e palme. Attenzione però,
che le beach villa dal n. 145 al 132, sono completamente al riparo
dal vento e quindi il caldo può essere fastidioso, e che hanno
sole solo fino alle ore 16.00! (Ecco, ora ho confuso a tutti le idee!).
Ovviamente cerchiamo anche il diving, visto che Renato non sta più
nella pelle dalla voglia di immergersi! Lo troviamo dietro il ristorante
e lì conosciamo istruttrici e dive masters: Elena, Zala (maldiviano,
ma parla benissimo italiano – molto simpatico e molto bravo),
Yukiko (giapponese, piccolina, non sembra neanche vera, ma un giocattolo!),
Simone (tedesca a dispetto del nome), Zainab (tedesca, moglie di Zala).
Visto che è obbligatorio il check-dive e che si faceva solo
alle 8.00 di mattino, e che noi stavamo crollando di stanchezza, decidiamo
di rinunciare alle immersioni per l’indomani e fissiamo il check-dive
per giovedì 14/8.
La costruzione che ospita il diving è abbastanza grande, anche
se il costo delle immersioni è abbastanza elevato: 35 $ per
l’immersione + 11 $ per la barca. Ovviamente anche qui esiste
la formula: più immersioni fai e meno paghi.
Per quanto riguarda le immersioni, cercano di farle sempre diverse.
Inoltre, ogni giorno vengono esposte le schede delle immersioni per
il giorno successivo. E’ possibile fare anche le immersioni
sull’house reef che è veramente bellissimo, perché
è il meglio conservato dal punto di vista dei coralli di tutti
quelli che ho visto alle Maldive. Invece, ci saremmo aspettati più
pesci di quelli che abbiamo visto, ma il fatto di aver visto vari
nudibranchi, granchietti, gamberetti, conchiglie e altri organismi
piccoli e piccolissimi che pensavamo fossero più caratteristici
dell’Indonesia, ci ha ampiamente ripagato! Le immersioni fatte
nei posti all’interno dell’atollo erano in assenza di
corrente, mentre in quelle fatte sulle passi la corrente era da forte
a molto forte, ma lì i pesci abbondavano: enormi barracuda,
napoleoni, branchi numerosi di aquile mare, squali, tartarughe....
di tutto di più! Ma, tornando al racconto...
Visto che il tempo non accennava a migliorare, decidiamo di approfittare
dell’all-inclusive e di prendere una bibita al bar Nautilus.
Il bar ha i tavolini sia al chiuso, dove il pavimento è ricoperto
di sabbia, sia all’aperto, su di una terrazza di legno che,
poggiata sulle palafitte, si estende nella laguna. Ci sediamo fuori,
sulla terrazza e con la nostra bibita in mano ci godiamo un fantastico
tramonto: il cielo sembra andare a fuoco!
Dopo cena, un cocktail sempre al Nautilus, ma stavolta al coperto.
Lì facciamo conoscenza con altre persone con cui abbiamo passato
tante belle serata a chiacchierare. Quindi a nanna!
La mattina, all’uscita dalla camera, ci accoglie un sole splendente
e, dopo colazione, decidiamo di rilassarci in spiaggia e la giornata
passa mentre noi pigreggiamo sia sulla sabbia, sia in acqua! Ma, la
permanenza sulla terrazza del Nautilus bar la sera prima, fra costume
e capelli bagnati, mi ha regalato un bel mal di gola!
Il giorno successivo veniamo svegliati praticamente all’alba
e ci avviamo a fare il check-dive. Intanto, Renato segnala la sua
presenza sull’apposita lavagnetta sia per l’immersione
della mattina che quella del pomeriggio, mentre io salto in attesa
che il mal di gola passi!
Yukiko ci fa il check dive e si dichiara soddisfatta, anche se perplessa
del fatto che io debba usare una zavorra di 8 kg! Eh, la galleggiabilità!
Quindi, accompagnato Renato al pontile, me ne torno a pigreggiare
con un libro!
Così, fra un’immersione per Renato e un libro al giorno
per me, Davide ci informa che si sono liberati alcuni beach bungalow.
Ci viene assegnato uno molto bello: il 111.
Il 111 è rivolto a sud-est e quindi verso le 18.00 il sole
non c’era più, ma in compenso eravamo meno ventilati
rispetto alla spiaggia grande, dove spirava continuamente vento. Inoltre,
lì davanti, ogni giorno verso le 18.00 – 18.30 passavano
i delfini!
Sia all’interno che all’esterno del bungalow è
tutto più spazioso e rotondo (cioè tutto il bungalow
è rotondo e di conseguenza anche i muri sono curvi). Inoltre,
il letto del nostro bungalow è con il baldacchino ed è
situato al centro della stanza. Nella testiera del letto è
inserito il frigobar. Subito a sinistra dell’ingresso c’è
una stanzetta che funge da spogliatoio e dove si trova anche la piccola
cassaforte. Accanto ad essa c’è la porta del bagno. Appena
entrati nel bagno, nella parte al coperto, a destra c’è
un ripiano con incassato il lavandino e, sopra, un grosso specchio,
mentre ai lati ci sono il porta-asciugamani e il phon. A sinistra,
invece, c’è il WC e la doccia. Di fronte c’è
il giardinetto, dove, sulla sabbia sono poste delle pietre, dipinte
di verde e a forma di piede, che portano alla vasca da bagno all’aperto.
Oltre al grande letto a baldacchino l’arredamento della stanza
comprende anche un divano, sempre arrotondato, un tavolo con due poltroncine
di vimini e un tavolo da toilette con specchio e sedia.
La grossa differenza è che le beach villa sono proprio sulla
spiaggia, mentre le garden sono all’interno dell’isola
e che queste ultime sono a gruppi di due, mentre le beach sono bungalow
singoli. Il 111 aveva come particolarità in più anche
una pedana di legno che fungeva da patio e dava direttamente sulla
spiaggia (che distava in tutto neanche 2 metri dalla porta) e di cui
non tutti i beach bungalows sono dotati (è presente nel 109,
110, 111 e 112 – per gli altri non so). Un’altra particolarità
delle beach villa è che hanno due ingressi: uno dal vialetto
che porta verso l’interno dell’isola (che è sorretto
da una colonna tutta ricoperta di piccole conchiglie!) e uno (che
è una doppia porta) che dà sulla pedana e quindi sulla
spiaggia.
Noi non abbiamo avuto nessun problema con gli insetti, ma abbiamo
saputo che persone che alloggiavano nei bungalows che davano sugli
antiestetici muretti hanno avuto problemi con gli scarafaggi in bagno.
Io ho fatto poche immersioni, visto che dopo la tosse ho avuto la
sfortuna di tagliami il piede con un pezzo di corallo morto sepolto
nella laguna, ma mi sono riposata e ho letto praticamente tutti i
libri che c’erano sull’isola! Meno male che esiste una
piccola biblioteca dove si possono prendere in prestito libri sia
in inglese, che in italiano che in tedesco che in giapponese.
Ogni giorno, gratuitamente, veniva organizzato, sia al mattino (verso
le ore 11.0) che il pomeriggio (verso le 16 – 17), lo snorkelling
sul reef dell’isola, accompagnati da uno dei ragazzi. Il reef
circonda tutta l’isola. Davanti al ristorante la laguna è
molto grande, mentre dalla parte est (quella delle spiaggette, per
intenderci) e molto più vicino a riva (al massimo 5 metri).
Inoltre, venivano organizzate gite giornaliere: villaggio dei pescatori
+ sosta per pranzo sull’isola deserta + breve sosta all’unico
altro resort dell’atollo Velavaru (full day); visita al villaggio
dei pescatori (di fronte al Vilu Reef)+ visita a Velavaru (mezza giornata);
pesca al bolentino (al tramonto); uscita in baca alla ricerca dei
delfini (mezza giornata), mezza giornata all’isola deserta per
solo 2 persone.
Oltre a questo erano anche organizzati giornalmente tornei di beach
volley, settimanalmente un torneo di tennis.
Una volta alla settimana veniva organizzata la cena al lume di candela
in spiaggia. Tutti i tavoli venivano sistemati sulla grande spiaggia
davanti al ristorante, ognuno con la sua candela, mentre il buffet
veniva allestito su un dhoni tirato a secco e decorato con file di
lampadine colorate. Molto romantica, ma attenzione ai granchi della
sabbia che possono scambiare un dito del piede per un pezzetto di
pesce!
Sull’isola è presente anche un centro massaggi, ma su
questo vi so dire poco perché non ci sono stata.
L’ultimo giorno, con somma gioia di Renato che in questo modo
ha conciliato l’obbligo del tempo di non volo e non ha dovuto
sacrificare neanche un’immersione, abbiamo fatto la gita all’isola
dei pescatori (che è l’isola che si trova di fronte al
nostro bungalow) di mezza giornata con visita a Velavaru. Il bello
di questa gita è che era giorno di scuola e abbiamo visto tutti
i bambini dell’isola che ci andavano. Erano tutti vestiti con
le uniformi bianche, con lo stemma della scuola ricamato sul taschino
e cravattino verde! Le bambine avevano il grembiulino con la gonnellina
pieghettata indossato sopra i pantaloni (?!), mentre i bambini avevano
calzoni neri e camicie bianche. Tutti molto carini!
Poi abbiamo fatto un giro turistico di Velavaru, dove io ho curiosato
anche dentro le camere! Velavaru è ancora più grande
di Vilu Reef! Lì ci sono addirittura 3 tipologie di camere:
i bungalow standard (che sono due confinanti); deluxe (singoli) e
suite (che non ho visto). Anche lì una parte della spiaggia
è stata erosa, e ci sono dei muretti che però sono perpendicolari.
Molto belli sono la reception ed il ristorante sulla piaggia.
Il tempo ci ha regalato anche stavolta quasi tutti i giorni tempo
bellissimo, anche se una mattina qualche goccia di pioggia è
caduta, ma giusto il tempo di fare colazione ed era già ritornato
il sole! Ci hanno detto che alcune volte è piovuto di notte,
ma io non saprei, la mattina non si notava niente e il sole splendeva!
Purtroppo, come tutte le cose belle, anche questa vacanza è
finita troppo presto!
Noi abbiamo cercato di non partire, facendo finta di fare colazione
invece di attendere l’arrivo del dhoni, ma siamo stati subito
individuati e richiamati all’ordine!
Partendo da Vilu Reef il tempo era bello, ma a metà strada
il nostro idrovolante ha incontrato le nuvole, per cui, anche stavolta
ci siamo goduti il meraviglioso spettacolo degli atolli dall’alto
solo a metà! Infatti, arrivati all’aeroporto di Male
ci ha accolto la pioggia. Mi sono girata verso Renato e ho detto:
“Anche le Maldive piangono perché ce ne dobbiamo andare!
Ritorneremo, vero?” – lui mi ha sorriso complice!
Nota: Purtroppo, Vilu Reef è una delle isole
che sono state evacuate dopo lo tzunami di dicembre scorso. Le ultime
notizie la davano in ricostruzione, ma anche se la ricostruiscono
io non ci tornerei, visto che nella laguna hanno costruito 50 bungalows
over-water: uno scempio! Il mio racconto è riferito all'ultimo
periodo prima dell'inizio dei lavoro di costruzione di questi "obbrobri".
Lo tzunami ha colpito poco dopo l'ultimazione e sono stati i primi
a venire distrutti... chissà... anche la natura si ribella
a questo scempio!