Maldive - Halaveli
by Daniela & Andrea / Luglio 2005
La prima volta che Andrea ed io abbiamo pensato di
andare alle Maldive, nel lontano 1992, l’immagine che si è
offerta ai nostri occhi e che ci ha affascinato è stata quella
di Halaveli dall’alto. Poi per un motivo o per l’altro
abbiamo optato in quell’anno nell’allora nuovo resort
di Mahafushivaru.
Dopo 13 anni ci si è offerta l’occasione di andare ad
Halaveli ad un prezzo veramente stracciato e siamo, quindi, partiti,
consapevoli dei difetti che l’isola ha quindi senza l’illusione
di trovare una realtà come quella di Angaga, di Bathala o di
Halaveli stessa qualche anno fa.
L’isola si trova nell’atollo di Ari Nord e dalla sua spiaggia
si possono vedere Bathala, Maayafushi, Ellaidhoo, Kadhoulhudhoo.
L’assistenza
di IGV a Malpensa così come ad Hulule, l’aeroporto di
Malè, si è rivelata, come già in passato, attenta
ed il volo con Eurofly puntuale e piacevole, per essere un volo charter.
Dopo circa 30 minuti di idrovolante, arriviamo su Halaveli e la bellezza
della sua forma e della sua vegetazione ci appaiono in tutto il loro
splendore nel momento della virata per l’ammaraggio: peccato
per quell’antenna così fuori luogo! Veniamo accolti e
rifocillati, mentre ci vengono fornite le prime informazioni sulla
vita dell’isola, perfezionate dal briefing delle h. 19, anche
se vengono date poche regole ed avvertimenti sul comportamento da
tenere per rispettare l’ambiente. Lo staff si mostra disponibile
(in quasi tutti i suoi componenti) ed efficiente dal punto di vista
organizzativo, ma ha la sua punta di diamante per quanto concerne
l’intrattenimento nella cantante, una vera artista, capace di
coinvolgere gli ospiti, finché ha potuto operare in libertà
e tranquillità.
L’animazione è comunque sempre soft ed assolutamente
non invadente: forse qualcuno di loro si è mostrato un po’
lunatico, ma questo fa parte del carattere di ognuno e quindi scusabile.
La settimana della nostra permanenza ha visto un tempo
un po’ balzano, con qualche giorno di pioggia di troppo, ma
il sole ha riscaldato ed illuminato gran parte delle nostre vacanze.
L’isola è circondata interamente (sia con bassa che con
alta marea) dalla spiaggia, quindi è possibile fare l’intero
giro della sua circonferenza; l’interno dell’isola e la
spiaggia non sono sempre pulitissimi e questo, in parte, spiegherebbe
la presenza, diremmo, “ massiccia” e veramente fastidiosa
di sandfly e di ospiti non particolarmente graditi nelle camere.
Per ora ( ma solo per ora, visto il progetto di ristrutturazione o,
meglio, di rifacimento dell’isola) non ci sono overwaters, ma
solo 60 bungalows singoli- ricordano esteriormente quelli di Bathala-
tutti prossimi alla spiaggia ed ognuno con una veranda arredata con
due seggiole ed un tavolino. L’interno e l’arredamento
risentono dell’età del resort, ma è soprattutto
il bagno, non di tipo maldiviano, a risultare l’ambiente più
fatiscente ed il più visitato da scarafaggi di dimensioni notevoli,
millepiedi e vermicelli; questa almeno la situazione della nostra
camera. La doccia non ha nessun elemento divisorio dal pavimento ed
è delimitata da una tenda.
La pulizia quotidiana della camera era di buon livello ed efficace
per quello che poteva esserlo vista la situazione.
Le
strutture, dove la pavimentazione è ricoperta di sabbia, annoverano
il ristorante, il bar ed un teatrino; è presente anche un centro
massaggi, di cui però non abbiamo usufruito. Bar e ristorante
sono ancora in buone condizioni e gradevoli.
Il ristorante di un villaggio italiano vede ovviamente prevalere la
cucina italiana di buon livello; il pranzo è a buffet, mentre
la cena viene in parte servita, situazione che, in realtà,
rende questo pasto un meno agile del pranzo allungandone i tempi.
Una volta alla settimana c’è la cena maldiviana e la
cena italiana. E’ possibile, inoltre, prenotare la cena con
l’aragosta che può essere servita anche sotto le stelle
in spiaggia: se sconsigliamo di spendere i soldi per gli spaghetti
all’aragosta, pensiamo invece che valga la pena di “investirli”
nell’aragosta alla catalana o alla griglia.
Il reef dell’isola: iniziamo con il dire che
un lato dell’isola è protetto da muretti abbastanza alti
che preservano la spiaggia dall’erosione e che corrono paralleli
all’isola stessa: in effetti la battuta dell’onda è
notevole ed ha reso difficile uscire per lo snorkeling più
di una volta. Le pass sono ufficialmente due, ma una è quella
usata dalle barche e quindi vi è una sola vera uscita dove
iniziano i muretti. Tenuto conto di queste condizioni e dell’azione
di disincentivazione che lo staff compie per promuovere le uscite
di snorkeling guidato con la barca ( ovviamente a pagamento), è
facile capire perché a fare snorkeling nell’housereef
non ci fosse nessuno e perché questo mi rendesse un po’
nell’uscire da sola.
Le uniche due volte che Andrea ed io abbiamo esplorato il reef abbiamo
potuto constatare come questo risultasse più danneggiato e
meno vitale degli altri da noi visti, ma abbiamo potuto anche osservare
che la dimensione dei pesci che nuotavano indisturbati era notevole
(cernie e balestra titano enormi), che erano presenti specie non facilmente
avvistabili come i due pesci lima, che c’erano pinna nera e
pinna bianca a gogò solo a mettere la testa fuori dalla pass.
Molto
bella, invece, la laguna, dove era possibile vedere sui muretti ed
addirittura sui tubi la rinascita di mazzetti di corallo che svolgevano
il ruolo di nursery di balestra ricasso, di pesci chirurgo, di pesci
angelo in miniatura.
Ma la laguna era soprattutto la nursery dei piccoli di pinna nera:
ce ne saranno stati almeno una quarantina di varie dimensioni che
vivevano in mezzo ad un branco enorme di pesciolini che stazionavano
nei pressi del bagnasciuga di gran parte dell’isola e che facevano
del gruppo la loro arma di difesa.
La laguna viveva verso le 19.30 il momento forse più
spettacolare, ma anche più discutibile, del pasto dato ad enormi
tritoni di specie diverse a cui si univano squali nutrice e squali
pinna nera adulti. I tritoni arrivavano praticamente fino a lambire
i piedi dei curiosi, facendosi accarezzare da alcuni irresponsabili
(per sé e per i trigoni).
La fauna dell’isola è completata da due aironi, numerose
sterne chiassosissime, granchi e paguri di tutte le dimensioni, da
volpe volanti e dai simpaticissimi gechi.
Le
escursioni: tutte le mattine dal villaggio parte una barca per lo
snorkeling guidato; fra le mete possibili: il reef di Bathala, di
Ellaidhoo e di Kadhoulhudhoo. Quest’ultima tappa è l’unica
a cui ho partecipato ( mentre Andrea era a fare immersioni) per rifarmi
gli occhi con lo spettacolo dei coralli ancora vivi di questo reef.
E’ possibile, inoltre, concordare con Ibi, responsabile maldiviana
degli sport acquatici, escursioni progettate su misura.
Infine, durante la nostra permanenza ad Halaveli abbiamo
potuto rivedere Cristiano, responsabile per Azemar di Bathala, ma
soprattutto nostro amico. E’ venuto a trovarci una sera con
quasi tutti gli ospiti italiani dell’isola. Rivederlo ed abbracciarlo
è stato veramente emozionante: grazie ancora.
Pensierino finale: possiamo dire che fino a 1000- 1100
euro (per ora) vale la pena andarci.