Francia - La Route des Grandes Alpes
1er JOUR
Punta Ala - Vacheresse (F) Km. 725
E’ LA mattina…quella dell’agognata
partenza le moto (la Black di Pito e la mia silver) ci aspettano sotto
casa quasi fregandosi le mani e facendosi scrocchiare le dita come
se immaginassero cosa le aspetta. Una mattina fresca (ancora) e limpida,
benza e via, poco traffico, i primi km., tra Aurelia e A12, sono abbastanza
noiosi.
La prima deviazione la facciamo in Liguria e tanto per far sgranchire
un po’ le “ragazze” dal ronfare regolare dell’andatura
autostradale optiamo per il Passo del Bracco. Ci fa compagnia soltanto
qualche ciclista e qualche ragazzetto in scooter che prova a fare
il tempone e di tanto in tanto si apre qualche scorcio impagabile
sul mar ligure, liscio come un olio. Indecisi tra fare qualche foto
e proseguire … proseguiamo nel destra sinistra piacevole fino
a Sestri Levante dove rientriamo aimè in autostrada.
Nuova deviazione a GE Voltri e altro passo: il Turchino che ci porterà
verso Ovada e poi ad Acqui Terme. Il percorso non è lunghissimo
e non male, anche se c’è sicuramente di meglio. Ad Acqui
ci attende il gentilissimo Luigi Garbero (Pneus7) per un Pit Stop
per cambio scarpe alla Tiddì che ho deciso di fare adesso anziché
al ritorno. A cose fatte (è già pomeriggio inoltrato
tra telefonate varie a chi ci attende in Francia e non ha + credito
nel telefono, e a chi vorrebbe unirsi ma ha problemi di PC etc etc…)
ci rimettiamo in marcia visto che ci attendono ancora circa 350 km.
L’autostrada è quasi deserta e la Val d‘Aosta ci
accoglie circondandoci di montagne VERE, di castelli e caratteristiche
architetture. Ci si prospetta di fronte adesso il 1° passo alpino,
il Gran San Bernardo .
Dopo le moderne gallerie si inizia a salire e a vedere di fronte a
noi le cime in parte avvolte dalla nebbia e tutto ciò ti rammenta
che la montagna esige rispetto, incute quasi soggezione: dopo i primi
tornanti ne subiamo subito l’effetto perché la temperatura
inizia a scendere e dobbiamo fermarci a rinforzare le “difese”
seppur lasciando i pantaloni traforati e guanti estivi. Il passo si
avvicina, soprattutto dopo il bivio che indica a Sx il traforo e a
Dx la statale. Optiamo ovviamente per la statale e troviamo un paesaggio
incanta e la strada che vediamo 5/600 mt. sopra di noi sul fianco
della montagna ha un effetto ammaliatore così come quando,
in alto, guardiamo giù quella appena percorsa. Ci sono dei
lavori ed è anche un po’ stretta quindi si viaggia ad
andatura + che turistica, ma non ci dispiace perché mi permette,
oltre ad ammirare il panorama, di fare un veloce ripasso della lingua
francese...bonjour, bonsoir, merci beaucoup, aurevoir….voilà,
ecco sono pronto… d’altronde sono un tdmista internescional,
e presentarmi pronto alla "esame frontiera".
Siamo
in cima al passo, con laghetto stupendo annesso, dove ci fermiamo
ma non facciamo in tempo a spengere le moto che le nuvole avvolgono
tutto (lago compreso…) dandoci il benvenuto con pioggia mista
a neve…andiamo bene… Oltrepassiamo la dogana e subito,
con il fondo bagnato, ci troviamo ad affrontare i primi tornanti in
discesa…ma ci manca qualcosa… il guard-rail o altra protezione
e guardando verso il vuoto si vede la strada sotto qualche centinaio
di metri e diverse curve avanti!!! Piano piano, sempre con un po'
di pioggia, arriviamo a valle (dove gli Scfizzeri annaffiano i prati
anche quando piove...) e percorriamo tranquillamente i (pochi) km
in terra elvetica perché, come ci siamo ripromessi, vogliamo
evitare noie con i poliziotti locali e quindi stiamo ben attenti ai
limiti.
L'ultimo passo della giornata è il Pas de Morgins (1369 mt.),
che ci porta finalmente in Francia dove ci attende il meritato riposo,
ma soprattutto gli ormai esperti scalatori di passi Massimo e Marian
e Guido Onzio che presidiano l'hotel e difendono la ns. sospirata
cena a base di zuppa, carne e fromage (un'impresa "rubarlo"
ai padroni di casa). Quattro chiacchiere e a nanna ché domani
altre curve e altri chilometri "dovremo" fare, sperando
nella clemenza del tempo che, mentre scrivo disteso sul letto, lava
accuratamente strade e moto parcheggiate qui sotto.
Pranzo c/o "Il Bistrot" di Acqui Terme (se
non ricordo male il nome)...voto 9
Pernottamento e cena c/o Hotel Plein Soleil (2stelle) - Vacheresse
(F) - Tel +33 0450731012
mail: plein-soleil@valdabondance.com
www.le-plein-soleil.com
Voto: 7 1/2 alla cena, 6 1/2 camera, 5 colazione (in Francia dimenticatevi
delle colazioni che si fanno in Austria e Germania).
2me JOUR
Vacheresse - Tigne Km. 244
Dopo PETIT, ma proprio petit, déjeuner ci prepariamo
a rimetterci in marcia,
ansiosi di imboccare la RDGA ancor + invogliati dal
tempo che promette schiarite. Lasciato l'hotel iniziamo leggermente
a zigzagare per far finta di scaldare le gomme ma ci accorgiamo subito
che non è necessario perché i 5 km che servono a raggiungere
la ns. strada sono già un destra sinistra naturale e invitante
...e noi accettiamo di buon grado l'invito.
L'inizio (il ns. almeno, che è poco fuori Thonon) della RDGA
è un po' trafficato, ma fin da subito siamo circondati dal
verde dei boschi transalpini e il nastro d'asfalto rettilineo più
lungo non supera i 2-300mt. Le prime curve serie le facciamo per salire
al Col des Gets poco sopra ai 1100 mt., stazione turistica invernale
ed estiva dove già numerosi i mountain bikers si affollano
agli impianti di risalita.
Rapida
e quasi immediata è la discesa a valle a Cluses, ma una deviazione
(voluta) con tornanti e panorama a strapiombo impressionante ci fa
risalire fino al primo passo "serio", il Col de la Colombiere
(1618 mt.) dove troviamo anche i primi emuli di Coppi ed Armstrong
che faticano sulla ripida e stretta strada che sale appoggiata sul
costone fino alla cima.
E' il momento di una pausa caffè, foto, varie ed eventuali
(c'è chi acquista un peluche di marmotta, dicendo che è
per una certa nipote...), e il sole finalmente esce sicuro dalle nuvole.
Noi ci lasciamo baciare...ci sentiamo bellissimi in vacanza con le
ns. moto e gli amici; intanto da entrambi i lati del passo arrivano
i pedalatori con un fiatone da spavento... non provo il benché
minimo senso di invidia e così pure credo gli altri. Le rocce
quà sono stupende, di un colore argenteo (ton sur ton con le
silver di Onzio e mia direbbe uno stilista ...) contornate dal verde
dei prati e scendendo le immortaliamo anche con qualche foto in movimento
con moto e piloti.
Il Col des Aravis (1498 mt.)
è il successivo e in cima, insieme ai tanti
turisti anche in auto, le mucche la fanno da padrone, appoggiate come
in un presepe vivente nel verde dei prati e alle spalle le rocce nuovamente
di colore diverso dalle altre.
Riscendi e risali e una vocina dallo stomaco ci chiama,
tanto che al passo successivo, il Col des Saisies (1650 mt.) pieno
anch'esso di impianti di risalita, piste quad e tanto altro, decidiamo
di farci un bel sandwich e scopriamo, dopo un'attesa per 5 panini
tale da riuscire anche a cucinare un porceddu, che la differenza tra
panino e sandwich (almeno in questo barretto di montagna) sta tra
caldo e freddo...bha.
Il sole adesso è bello forte e (anche per forza...) ce la prendiamo
comoda, guardando il passaggio dei vari mezzi motorizzati e non che
sfilano davanti a noi.
Scendendo da quì verso Hauteluce, speriamo di riuscire a scorgere
il Monte Bianco, ma niente perché è quasi totalmente
ricoperto dalle nuvole....peccato. Il passaggio successivo è
la diga di Roselend (ribattezzata nell'occasione di "Toseland"...malati...),
con uno stupendo lago dai colori suggestivi che ovviamente fotografiamo
fermandoci più volte, dal basso, dall'alto e da ogni angolo
possibile.
La strada sale di nuovo prima dolcemente e poi ripidamente
con un asfalto quasi nuovo su per il Cormet de Roselend (1968 mt.).
Incontriamo
ancora ciclisti, immancabili, in numero ben maggiore dei motociclisti
a dire il vero, scortati da pulmini che ti ritrovi dietro a curve
cieche che salgono (i pulmini) a 8,2 kmh (oh...cronometrati eh!!)
diventando un improvviso pericolo anche se viaggi ad andatura turistica.
Anche i biciclisti a dir la verità in qualche occasione si
rendono pericolosi, non tanto per la velocità (quasi sempre
superiore ai pulmini), ma soprattutto per lo spazio di carreggiata
che occupano: tutta la loro (e nostra) e anche di più.
Il paesaggio, manco a dirlo, è ancora una volta diverso e ci
troviamo ora di fronte una sorta di altipiano verde con grandi massi
sparsi qua e là come seminati da una mano enorme. In cima foto
di rito in mezzo agli altri turisti all'immancabile cartello e poi
giù attraverso il nastro scuro di asfalto che visto da sopra
dà un effetto di plastico riprodotto da un abile artigiano.
Visto lo scarso traffico scendiamo per un tratto a
motore spento come si faceva da ragazzi, divertendoci ad abbassarci
sul serbatoio e a sfruttare le scie...quando più a valle "inseguendo"
i compagni di fuga accendo la moto riesco nell'impresa: si apre uno
spiraglio e il Bianco appare in tutta la sua maestosità e lo
fisso per sempre nella memory card (si lo so...era molto più
poetico dire che lo fisso per sempre nella pellicola fotografica...ma
questo è il prezzo del progresso...).
Adesso
la strada verso Bourg S. Maurice si fa strettina con tornanti e curve
nel bosco e lungo il fiume, ma sempre piacevole fino almeno alla città
dove ci assalgono nell'ordine: un caldo tropicale e un traffico da
ora di punta. Vorremmo scappare subito verso il passo successivo ma
urge un rifornimento e dopo 2 distributori dove solo noi non riuscivamo
a fare benzina, troviamo l'abbeveratoio per noi e per le moto dall'altro
lato del centro.
Decidiamo, vista l'ora, di incamminarci verso Val d'Isere e cercare
un posto per dormire a Tignes (si, è qualche km fuori dalla
rotta della RDGA, ma almeno là, a 2100 mt. speriamo che ci
sarà un po' di fresco), dove ci accolgono palazzoni a 10/15
piani e costruzioni da periferia metropolitana. Mentre chiediamo ad
un ufficio turistico, che ci trova un piccolo hotel sul lago, si scatena
un acquazzone che per fortuna dura solo una decina di minuti. All'hotel
ci sistemiamo nelle camere (...), ceniamo (italiano, i gestori sono
connazionali) e tra Genepy (che scopriremo costare un'eresia, oltre
a ribattezzarlo GNT..), un sigaro, due passi, quattro chiacchiere,
otto risate e molte molte più cazzate, per non parlare poi
delle decine di tentativi di foto in notturna, arriva l'ora di entrare
(vestito) sotto le coperte. L'indomani ci attende un bel pasto completo...Iseran,
Telegraphe, Galibier, Lautaret e.....
Pranzo c/o "La Bocca" di Les Saisies (se
non ricordo male il nome) voto 7 per i panini e 5 per l'attesa...
Pernottamento e cena c/o "Hotel Le Terrachu"
- Tignes.... Voto cena complessivamente un 7 (alla vista niente di
che, ma al sapore veramente ok), camera s.v. (senza voto... quella
toccata a noi era
spartana e c'è voluta una buona dose di spirito d'adattamento),
colazione...chevvelodicoaffa' 5. LA POSIZIONE E LA VISTA voto 10 (vedere
foto successiva) - LA RIVA DEL LAGO ERA A 3 MT. - ci hanno ripagato
delle note meno positive.
3me JOUR
Tigne - S.te Marie de Vars Km. 255
....e l ' IZOARD. Si, è stato il giorno dell'Izoard,
ma andiamo con ordine.
Lasciamo Tignes, è una mattina limpida ed assolata e riprendiamo
la RDGA attraversando Val d'Isere che ci riconcilia con la montagna
perché almeno, oltre alla modernità, vediamo diverse
belle baite e malghe in legno e in pietra. Forse ad aver pernottato
qua avremmo speso di più, ma ci sarebbe stata un po' di vita
in più la sera...poi mentre passiamo adocchiamo anche una Rhumeria...sarà
per la prossima volta...Non ci fermiamo, d'altronde siamo ripartiti
da poco, e puntiamo dritti verso l'Iseran (2770 mt.).
Il
panorama cambia ancora e le rocce iniziano ad avere il sopravvento
sugli alberi e sul verde; la strada sale a picco sulla vallata e sul
paese, e subito il pensiero corre ai ciclisti del Tour che si inerpicano
su per queste pendenze con relativa facilità, come d'altronde
a noi sembra che faccia qualcuno dei tanti ciclisti che anche oggi
incontriamo. In vetta il panorama è superbo, dove ti volti
dove vedi picchi e creste e ghiacciai anche piuttosto estesi.
Sono in molti, come noi, a fare la foto di rito al
cartello prima della discesa a valle che si dipana tutta su un costone
della montagna con da una parte il vuoto: procedere con cautela è
di rigore.
Il tratto successivo si snoda lungo una vallata, per niente noiosa
vuoi per il panorama, vuoi per le curve che anche qui non mancano
di certo, come non manca anche un po' di traffico.
La prossima ascesa è al Col Du Telegraphe (1570 mt.) attraverso
una strada a tratti anche stretta, preludio alla vallata di Valloire,
ma soprattutto al mito del Galibier (2645 mt.).
Gli appassionati del pedale sono sempre più
numerosi, ma qui si vedono anche più motociclisti. Sono ancora
fresche le scritte fatte durante il Tour che accompagnano la nostra
salita come hanno fatto qualche giorno fa’, con molta più
fatica, con i campioni del ciclismo.
Anche qui il panorama toglie il fiato e benché
sia ancora roccia tutto intorno a noi, è di nuovo un panorama
diverso: ogni passo come se fosse un continente diverso. Siamo quasi
in cima, al tunnel senza indugio svoltiamo a sinistra per l’ultimo
strappo, veramente ripido e suggestivo ...chissà che spettacolo
percorrerlo con due ali di folla che quasi letteralmente ti spingono
fino alla vetta quando i muscoli ti urlano per il dolore e lo sforzo...
E’ il passo dove in assoluto troviamo più gente, una
piccola folla, decine e decine di foto scattate tra cui, manco a dirlo,
le nostre. Veramente un mito.
E’
ora di pranzo e torniamo indietro di fronte al tunnel dove c’è
l’unico ristoro in quota (da quel lato).
Il sole a quell’altezza picchia duro e noi facciamo onore alla
tavola del rifugio.
Ripartiamo evitando di nuovo il tunnel e torniamo su per poi iniziare
la discesa fatta di tornanti e panorami da cartolina. Imbocchiamo
la statale per Briancon, che non è altro che la discesa dal
Col du Lautaret, e ritroviamo un certo traffico a cui già ci
saremmo disabituati. E’ di rigore una visita alla città
fortificata sopra Briancon in direzione del Monginevro e dell’Italia,
da qui veramente vicina. E’ affascinante, benché zona
molto turistica, fare 2 passi tra le mura e le vecchie case.
Il caldo però si fa sentire e decidiamo di riprendere
le TDM che fino ad ora si sono ben comportate (perché c’erano
dubbi????).
Proprio di fronte a noi c’è l’Izoard che ci aspetta.
Anche affrontare solo questo passo, secondo me, vale tutto il viaggio
fatto per arrivare fin qua perché a salire ci imbattiamo in
una vera e propria pista e adesso non riusciamo davvero a resistere
(come abbiamo fatto fino ad ora, andando sempre o quasi a ritmo di
vera passeggiata) a non far “sgranchire” il bicilindrico
che inizia a toccare gli 8 mila giri molto spesso, facendoci divertire
non poco. In vetta (2361 mt.) un nuovo spettacolo si apre ai nostri
occhi: rocce, ancora rocce, sempre rocce, ma cambiano rispetto alle
precedenti e qui siamo di fronte ad una vera meraviglia della natura
che, scopriremo nella discesa, è solo un antipasto in confronto
alla visione che appare poco più avanti. La Casse Deserte:
sembra di essere in qualche parco pietroso degli Stati Uniti o di
altre famose località che spesso si vedono in televisione.
Ma ogni descrizione non può rendergli giustizia e scoprirò
che anche le foto non danno l’effettiva idea di quello che realmente
sia questo pezzo di Alpi Francesi.
E’ ora di cercare un posto per la notte e lo
troviamo a Vars, prima del colle omonimo (che faremo domattina), dove
ci arriviamo percorrendo un’altra salita superlativa fino ai
1500 mt. del paese.
Domani altri passi e tanti km e sicuramente avremo modo di stupirci
ancora per nuovi ed emozionanti panorami.
Pranzo c/o il rifugio al passo Galibier (e chi si ricorda
il nome??? tanto non si sbaglia...) voto 7,5
Pernottamento e cena c/o “Hotel le Vallon” - S.te Marie
de Vars - tel. 0492465472.
Voto cena e camera 8 abbondante ...colazione...un classico...5
4me JOUR
S.te Marie de Vars - Limone Piemonte Km. 350
Anche oggi riusciamo a partire di buon ora, e anche
oggi la giornata si presenta soleggiata e presumiamo piuttosto calda.
Solo pochi km ci servono per raggiungere la cima del primo passo odierno,
il Col de Vars (2109 mt.), dove si cominciano a rivedere gli alberi
anche perché l’altezza sul livello del mare non è
più elevatissima; il primo incontro non previsto, della mattinata
(anzi il primo è stato quello di Djalmao -ribattezzato nel
corso della giornata DJ Talamo - che si è unito a noi per questa
giornata finale) è con le marmotte locali, simpatici roditori
che scorrazzano per i prati.
Scendiamo a valle, consapevoli che ci aspetta il Col de la Bonette
(facendo una deviazione dalla RDGA) con la strada più alta
d’Europa a 2802 mt. dove, manco a dirlo, le foto si sprecano.
L’ascesa è bella lunga, circa 25 km, e la strada non
è niente male, ma anche qui è il paesaggio l’attore
protagonista, unico nel suo genere, brullo e sassoso in cima e verde
a valle.
Facciamo
il percorso a ritroso per riprendere la Route e poco dopo inizia la
“strada” che ci porterà in cima alla Cayolle (2326
mt), il nastro d’asfalto, quando c’è, non è
bello, tutt’altro. Il fondo è sconnesso e la carreggiata
(unica per i due sensi) è piuttosto stretta e in alcuni punti
non riusciamo neanche a superare le auto se queste non si fermano
per farsi da parte. Ancora un nuovo scenario: passiamo dapprima attraverso
una gola al di quà e al di là del fiume, poi la vallata
si apre mostrandoci il meglio del Parco con una vegetazione rigogliosa,
sempre rocce e romantici ponti e tutto questo ci ripaga delle condizioni
pessime della strada.
La discesa ci porta alla tappa pranzo in relativa velocità
visto l’ottimo asfalto e le ottime curve che invece troviamo
da questo lato; pausa pranzo che facciamo nel bel paesino di Guillaumes
in un bar-ristorante che ha una provvidenziale fonte d’acqua
fresca con vasca annessa, dove riusciamo a rinfrescarci a dovere dal
caldo torrido, ma che dobbiamo abbreviare il più possibile
perché alla meta prevista di Limone Piemonte manca ancora tanto.
Dopo un rapido brivido alle Gole subito fuori il paese, a vedere un
paio di fuori di testa lanciarsi nel vuoto con il bungee jumping,
risaliamo in cerca di fresco verso Valberg ed il tra una sosta bibita/sigaretta,
altre curve e altri passaggi suggestivi, arriviamo ad imboccare la
salita al famoso Turini (1607 mt.)
...che dire... solo il nome ha del fascino, soprattutto
pensando ai bolidi dei rally che sfrecciano, magari con la neve, tra
la montagna ed il muretto che delimita il dirupo; ma sinceramente
per noi è stata una delusione perché credo che motociclisticamente
parlando non sia il massimo, soprattutto quando in discesa devi affrontare
numerosi strettissimi tornanti a ripetizione.
Il pomeriggio inizia ad avanzare e raggiungiamo così Sospel,
dove però non ci fermiamo. Si avverte già un clima “marittimo”,
siamo in linea d’aria a pochissimi chilometri dalla Costa Azzurra
e nelle dolci colline fanno la ricomparsa gli olivi. La costante anche
qua è un ottimo asfalto che induce qualcuno a sfogare le residue
forze in un bel percorso veloce che terminerà nella statale
del Col di Tenda da dove rientreremo in Italia, e fino all’arrivo
all’hotel (tunnel a parte!!!) ci divertiamo a consumare le gomme
fino ai bordi...c'è chi a dir la verità esagera sul
consumo, ma questa è un’altra storia... All’hotel
ceniamo in veranda con un freschino che il giorno dopo, a valle e
lungo la penisola, scopriremo essere ORO; dopo cena arriva anche il
Gianpy ad aumentare la combriccola, ma come sempre quando si sta molto
bene il tempo passa in un lampo e arriva il momento dei saluti con
DJ Talamo (che torna in quel di Bardonecchia dove arriverà
quasi all’alba....) e col Gianpy (che deve farsi un viaggetto
più corto e che rivedremo l’indomani per un caffè)
ma soprattutto con la vacanza...il giorno dopo sarà solo un
tappone (per "qualche" pazzo Leccese un’esagerazione
di un solo giorno...) autostradale nel traffico e nell’afa.
Un
grazie ai fantastici 4 compagni di viaggio, Marian, Massimo, Pito
e Onzio per tutto. Abbiamo veramente passato dei giorni (sempre troppo
pochi!!!)indimenticabili. Un grazie ai graditi ospiti Djalmao e Gianpy.
Un grazie alla Tiddì, realmente “The King of mountain”,
e pure al 1° Tdmista che dall’alto ci ha guidato e dispensato
di un tempo favoloso.
Pranzo c/o “La Renaissance” Hotel-Restaurant
- Guillaumes - tel. 0493055989 ... voto 7 (un ottimo semplice sandwich
jambon et fromage)
Pernottamento e cena c/o “Hotel Edelweiss” - Limone Piemonte
(scendendo dal tunnel dopo poco sulla dx) Voto camera 6,5, cena 7,5
e colazione 6+ (almeno c’era un dolce fatto in casa...)
galleria fotografica