Fly Down: Emozioni a Donkalo Thyla
Un'immersione alle Maldive di Chickmaster, Atollo di Ari, Donkalo Thila, Martedì 27 febbraio 2007
Inutile dire che non era una mattina come tante. E’ martedì ma sei alle Maldive, sei su una bella barca da crociera, la Blue Shark, il sole brucia la pelle e tu poco prima delle undici ti stai preparando già per la seconda immersione della giornata. Briefing a prua di Alberto coadiuvato da Ezio, la mano scorre sulla lavagna dove è disegnata “Donkalo Thila” “un punto tra una Thilla e una Ghiri… fondale sabbioso… attenzione alla corrente… è una immersione dove scendiamo ci attacchiamo guardiamo e NON tocchiamo”
Le mante. Beh, forse ci credevamo e forse no, in cuor mio speravo veramente che questa fosse davvero la volta buona di incontrare queste maestose creature del mare, ma probabilmente in me come nel gruppo aleggiava la sensazione di vederle sì, magari anche solo una, ma passare velocemente sopra di noi, in fondo sarebbe già stato tanto.
Passiamo dalla barca al dhoni e ci prepariamo come quella che sta diventando un “abitudine”.
Il Check di Alberto ci avverte, non c’è molta corrente in superficie ma sicuramente scendendo verso il fondo sabbioso a 20 metri ne avremmo incontrata una sostenuta. L’idea era quella di riuscire a scendere il più velocemente possibile, guadagnare il fondo sabbioso e ancorarsi in qualche modo per arrancare verso il punto in cui la sabbia forma un piccolo dislivello di circa un metro in modo da essere un po’ più riparati dalla corrente, e aspettare.
In realtà ero un po’ preoccupata, nelle ultime immersioni soprattutto in discesa il gruppo non riusciva a stare unito e il mio timore era quello di perdermeli per strada.
“Mi raccomando ragazzi, appena in acqua identificatemi e venitemi dietro, Ezio chiuderà il gruppo” questa è stata l’ultima frase proferita a bordo del dhoni, maschera alla mano e gav in spalla.
E poi uno due tre giù. I ragazzi sfilano uno dietro l’altro velocemente, prima il gruppo guidato da Alberto e poi io seguita da Roberto e Nicoletta, Ilenia e Enzo, Silvio e Simona, in assetto negativo qui è piuttosto facile scendere, riesco a vederli tutti, cerco Alberto davanti a me e giù fiondata verso il fondale sabbioso, arrivata circa a 10 metri la corrente si fa sentire, è forte e soprattutto è contro.
Cerco di rimanere più idrodinamica possibile e di dare decisi colpi di pinna, ma il fondale sembra non avvicinarsi mai, mi volto, non sono sicura che i ragazzi siano riusciti a starmi dietro e invece eccoli lì, tutti, come da copione. Arrivo al fondo “Non riuscirò ad arrivare lì davanti da Alberto” penso, poi affondo la mano nella sabbia per ancorarmi ma la corrente mi porta via, “e no caspita!, devo farcela” e via la mano più decisa dentro la sabbia corallina, mi fermo, adeguo la respirazione e vado avanti, piano piano come se stessi camminando a piccoli passi.
Un controllo al gruppo, ok ci siamo tutti, mi rigiro e… un ombra dalla forma familiare si staglia nel bianco del plancton, a circa una decina di metri da me.
Urlo nell’erogatore “eeeeeehhhiiiiiiiiiiii”e indico verso quel punto che però mi sembrava ancora lontano, ma i ragazzi sono intenti a guadagnare spazio e avvicinarsi al punto segnalato e a me, e probabilmente non si accorgono dei miei gesti e delle mie urla. Sento la corrente scorrere lungo il mio corpo ma io ho visto l’ombra di una manta, a poco da me.
E chi cavolo pensa di fermarmi?

Guadagno qualche metro, vedo il dislivello citato da Alberto e riesco a fissare il punto su dove si è fermato lui ma d’un tratto una, due, tre mante arrivano, planano davanti a me e stanno ferme lì a meno di un paio di metri da me e si lasciano guardare. Inebetita. Incredula. Sono lì davanti a me, oh dico TRE mante! Guardo il gruppo, ragazzi le vedete vero? Non sto sognando vero? La Nicoletta mi risponde con uno sguardo che era un sorriso a 85 denti. Le vede. Non sto sognando.
Ad un certo punto alla mia destra percepisco una presenza, è un’altra manta che si ferma di fianco a me e sembra guardarmi. Rimango attonita a fissarla poi istintivamente la saluto. Mi rivolto per far notare la mia “compagna di immersione al gruppo” ed ecco che altre mante arrivano davanti a noi.
Cinque, sei, sette, dieci imcomincio a contarle a guardarle volteggiare in assetto perfetto planare su di noi incuriosite mentre la corrente cercava di strapparmi dal mio sogno, ma passate le dodici non riesco più a distinguerle.
E così, mi accorgo che sto piangendo, non riesco a trattenermi, a fermarmi, l’emozione è così forte che prevale su di me e le lacrime cominciano a scendere dentro la maschera, i singhiozzi mi acceleranno la respirazione ma chi cavolo se ne frega. Siamo lì tutti a 20 metri di profondità con un numero non preciso di mante che incuriosite da questi bipedi un po’ buffi con le loro pinnette colorate fanno loro l’idromassaggio con le bolle di scarico dell’erogatore.
I minuti scorrono veloci, ogni tanto mi muovo e cerco di controllare l’aria al gruppo, si deve salire a 60 bar, e la salita non sarà delle più semplici data la corrente, quindi è importante rimanere uniti. Il mio timore principale era che data la fatica fatta ad arrivare sul fondo e l’emozione di quell’incontro potessi aver consumato eccessivamente, ma guardo il manometro, sono passati 10 minuti dall’incontro e ho ancora 160 bar.
Da lì non mi muovo nemmeno a fucilate.
Le mante continuano il loro volteggiare sopra di noi, ci sfiorano, ci sovrastano si fanno filmare, fotografare. I ragazzi, rispettosi come pochi, quando le mante si avvicinano troppo cercano di accucciarsi il più possibile per non essere toccati e non toccarle. E loro si fanno ammirare.
Planano, mangiano, arrotolano i rostri, ci occhieggiano poi si fanno trasportare per alcuni metri dalla corrente per poi tornare esattamente dov’erano.
Comincio a distinguerle, c’è “la mia compagna di immersione” che viene sempre di fianco a me sembra quasi che voglia stendersi come me, mi guarda un po’, si fa salutare con un cenno della mano e poi riparte trasportata dalla corrente per poi tornare ancora lì, la mia manta personale.
C’è una tra le più grandi con un morso di squalo sulla pinna, ce n’è un’altra che ha un disegno particolarissimo sopra, e sotto, le chiazze che hanno sul ventre bianco sono tutte diverse.
I minuti scorrono, il gruppo davanti a noi continua a infastidire tutti noi con quell’odiosissimo shaker, uno di loro ad un certo punto si alza e tocca una manta. Incavolata come non mai guadagno sabbia per andare lì a far qualcosa ma poi la sua guida lo ferma con un gesto e lo ammonisce, per stavolta mi basta, se lo rivedo, giuro, gli gonfio il gav e lo sparo su. Cattiva, lo so, ma non toccate le mie mante.
Quaranta minuti sul fondale, a guardarle, inebetiti da tanta bellezza e maestosità.
Ma l’aria sta avvicinandosi ai 50 bar e dobbiamo lasciarle. A malincuore mi stacco dal fondale e seguo Alberto controllando la presenza del gruppo e lasciandomi portare via dalla corrente come una foglia ingiallita di un albero in autunno.
Chiedo a Silvio la mia cima e srotolandola la passo ai ragazzi per tenersi tutti vicini mentre ci lanciamo nel blu. Ho cinque minuti di decompressione, Silvio forse un paio, gli altri sono ok e terminati i tre minuti di sosta di sicurezza, risalgono. Io rimango lì e penso a quello che ho visto ancora non credendoci. Erano lì, tantissime, bellissime.
In superficie le urla di gioia non si contengono, sul dhoni ridiamo e commentiamo entusiasti. I ragazzi che hanno viaggiato più di me, Cristina, Erika, Silvio, dicono che una cosa così non l’hanno mai vista e che anche loro si sono emozionati.
Sale Alberto, lo guardo e gli dico “Grazie, ho pianto.”
Ci aspettano altre avventure e altri incontri qui alle Maldive, la compagnia è bella, la barca è comoda e le immersioni sono bellissime.
Non è facile centrare un punto così come Alberto ha centrato (con quella corrente) esattamente il posto che ci aveva detto. Non è stato facile creare la giusta suspence senza esagerare con le aspettative.
Non è stato facile non toccarle, non è stato facile abbandonarle.
E’ stato troppo facile piangere di gioia senza nemmeno rendersene conto e avere la conferma che ogni tanto, nella vita, basta poco.
Una buona compagnia, una buona guida, una bella giornata, una fantastica immersione.
E per i miscredenti, abbiamo le prove.
Volano basso.
Chickmaster, Atollo di Ari, Donkalo Thila, Martedì 27 febbraio 2007
Le foto riguardanti le mante, Alberto, la Chick con la sua manta personale e la Cristy allucinata dalle mante sono di Bolli e Nudibranco.