CROCIERA SAFARI
by Onda 71- Natale 2006
“Io ho prenotato e pagato; si parte il 23 dicembre”.
Queste le parole usate dal mio compagno per comunicarmi la nostra imminente vacanza alle Maldive in barca, con un gruppo di sub suoi amici.
Certo, le Maldive sono il sogno di tutti, ma io da subito avverto un senso di inquietudine: come farò con tanta acqua intorno? E il mal di mare? Comunque non c’è tempo per i ripensamenti, presto si parte.
La mattina del 23 partiamo alla volta di Milano Malpensa, noi due e altre 3 coppie della nostra città. Il volo Emirates parte puntuale alle 15; facciamo scalo a Dubai per arrivare a Male alle 7 della mattina successiva.
Ma il primo contrattempo è in agguato: arrivati nei pressi della pista di Male, l’aereo, già basso, riprende quota e si allontana dalla capitale. Tutti cerchiamo di controllare lo stomaco, e di capire cosa succeda, le domande e i commenti si moltiplicano, serpeggia anche un po’ di preoccupazione, e dopo qualche minuto capiamo che non è stato possibile atterrare per il maltempo. Siamo stati dirottati su Colombo! Certo, è un po’ il colmo, non atterrare alle Maldive per la forte pioggia…. Ma le previsioni in effetti non promettevano nulla di buono già un mese prima…
Dopo uno scalo di due ore a Colombo, riprendiamo un aereo e alle 14 arriviamo finalmente a Male, dove ci aspetta la guida della barca Handhu, quella su cui trascorreremo la nostra vacanza maldiviana.
Il cielo è grigio, per terra ci sono larghe pozzanghere, ma l’aria è calda e umida e provo un senso di sollievo: allora è caldo davvero!Non ho sbagliato a fare la valigia!
Con i bagagli saliamo sul donhi e arriviamo alla nostra barca, dove ci stanno aspettando già da diverse ore altre tre coppie, che erano arrivate con un altro volo quella stessa mattina. L’impressione che ho della barca non è proprio positiva: non è così bella come mi aspettavo, mi sembra vecchia e un po’ trascurata, insomma… non mi esalta. Un veloce briefing con le guide, che si presentano e ci danno le informazioni principali per quanto riguarda la vita sulla barca, e poi andiamo nelle cabine. Qua davvero l’impressione è pessima! C’è un odore nauseante, di umido e di chiuso, misto ad un forte deodorante; i letti da una piazza e mezzo sono sfalsati, uno sopra e uno sotto, e il bagno è spartano, con le mattonelle colorate di blu.
Mi faccio forza, non do a vedere la delusione e raggiungo gli altri sul ponte di prua: ci presentiamo alle altre coppie che trascorreranno con noi questa vacanza.
Di tutti gli ospiti solo io e un’altra ragazza, M., non siamo sub, e le guide assicurano che per noi sono previste escursioni di snorkelling. Ci sorridiamo a vicenda: una per l’altra siamo un po’ un’ancora di salvezza, in mezzo a 12 subacquei!
I miei amici scalpitano: vogliono subito fare un’immersione, e sono accontentati. Fuori piove piano piano, e io e M. optiamo per un giro su un’isola, in attesa che l’immersione finisca.
Veniamo portate a Bolifushi e facciamo una passeggiata (per fortuna che io ho portato un impermeabile!) e per la prima volta veniamo a contatto con la realtà delle Maldive: sabbia bianchissima, mare azzurro, pesci che si vedono sin dalla riva, uno splendido airone sulla spiaggia… Peccato per questa pioggia insistente.
Finita l’immersione si torna tutti in barca. Seguono i primi commenti, poi la doccia, la cena e si prendono gli accordi per il giorno successivo, che è poi il giorno di Natale.
La mattina si fa colazione: fette biscottate, marmellate, caffè, succhi, uova, wurstel. Io mangio poco e non bevo nulla: non ho molta fame e sono sempre stata educata al digiuno prima del bagno in mare… Non mi capacito di come si possa strafogarsi a colazione prima di fare un’immersione… ma tant’è. Questo è il giorno del primo snorkelling, mio e di M. Con la guida seguiremo i compagni sub, ma noi staremo in superficie. Sono curiosa, ma anche un po’ preoccupata: chiedo delucidazioni e vengo a sapere che il mare è mosso. Ma mi do un contegno. Saliamo sul dhoni. Prima scendono i sub poi è la nostra volta. Mi aggiusto maschera e boccaglio, mi avvicino alla sponda e…SPLASH!! Ma è un delirio! La corrente mi sbalza di qua e di là: mi tengo stretta stretta alla cima che ha preso la guida e guardo sotto: quanti pesci! E quant’acqua!! E’ la prima volta che faccio snorkelling in vita mia e devo pensare a tante cose: tenere stretta la cima, guardare i pesci, soffiare forte per sputare fuori l’acqua dal boccaglio, guardare la guida e seguire il suo dito che mi indica i pesci da osservare. Ma non mi piace questa cosa… C’è troppa corrente e l’acqua è blu scuro… Dov’è quell’acqua azzurra che c’è sui dépliants? Ma dove sono? E dov’è il sole? E che fatica!!
Resisto 20 minuti poi chiedo di tornare sul dhoni; vengo accontentata, mentre M. continua l’escursione. Sul dhoni, con i tre ragazzi maldiviani dell’equipaggio, mi sento un po’ una profuga… E non mi sento nemmeno del tutto bene… Cinque minuti e il mio stomaco si ribella. I ragazzi sono gentilissimi, mi offrono da bere un po’ d’acqua e mi fanno sdraiare. Ora sto meglio, e, sdraiata, aspetto che tornino tutti.
E’ il Natale più difficile degli ultimi anni. Anche dopo due ore continuo ad avere la nausea. Non riesco a mangiare. Per di più la barca deve fare la traversata che ci porterà all’atollo di Ari: 5 ore con il mare un po’ mosso. E’ un pomeriggio di sofferenza.
Mi riprendo solo quando, verso le 16, arrivati all’atollo, durante l’immersione degli altri, io e M. (anche lei non se la passa bene) veniamo scaricate su un’isola deserta, per stare un po’ con i piedi sulla terraferma e bloccare il giramento del nostro universo interiore.
Sdraiate sulla sabbia bianca ce la raccontiamo e ci riprendiamo; esce anche un raggio di sole e tutto riprende colore, forse anche i nostri volti.
E la giornata finisce così; io riesco anche a cenare e a dormire in pace.
Vedo però che da qual momento la guida mi guarda con curiosità e sospetto: non capisce questo mio rapporto negativo con il mare e con l’acqua e questo sarà un argomento abbastanza gettonato durante i giorni successivi…
Tra l’altro io e M. veniamo affidate ad un’altra guida, V., che dimostra un pizzico di comprensione e di rispetto in più verso la mia condizione. Con lui mi sono fatta delle simpatiche chiacchierate e le escursioni più belle, nelle quali ho davvero capito cosa possono essere le Maldive.
Le giornate successive seguono un copione più o meno simile: immersione (per gli altri) la mattina presto, poi sole (quando c’era) fino all’ora del pasto, poi altra immersione, di nuovo riposo, poi doccia, e cena. E dopo cena si guardavano le immagini delle immersioni, girate da un nostro amico sub. Io e M. facciamo quello che capita: se c’è in programma uno snorkelling tranquillo lo facciamo (mai più di uno al giorno, per le condizione del mare), molto tempo lo passiamo spaparanzate sul ponte, chiacchieriamo, io leggo come non mai. Aspettiamo sempre con trepidazione che arrivi il momento di una visita ad un villaggio di pescatori o ad un’isola deserta. Per fortuna quasi ogni giorno siamo accontentate, giusto per variare un po’ la nostra giornata: in una settimana abbiamo passeggiato su 4 isole e visto 3 villaggi di pescatori.
Per fortuna il cielo è solo coperto, ma non piove; anzi per un paio di giorni c’è un sole pallido che ustiona chi lo sfida senza creme solari. Il giovedì è una giornata davvero splendida che ci regala anche un tramonto infuocato.
Il venerdì, penultimo giorno di crociera, c’è un tempo da lupi: pioggia fitta sin dal mattino e un cielo grigio che più grigio non si può. Tra l’altro ci aspetta la traversata per tornare verso Male: giornata che promette male.
Invece quella sarà la giornata del mio snorkelling più bello e più emozionante, quello di cui conserverò sempre un ricordo intenso. Anche la guida è un po’ demotivata, vista la giornata, ma considerato che c’è poco altro da fare, partiamo per un’escursione da un’isola (non chiedetemi quale). E’ tutto spento, tutto grigio, la pioggia cade fitta e sottile. M. ha mal di testa e non viene con noi. Partiamo e….. mi trovo dentro un acquario!! Tantissimi pesci, di tanti colori, di tante forme, sotto di me, davanti, alla mia destra alla mia sinistra, mi sfiorano, vengono davanti alla mia maschera…. mi sembra di essere in un film! Ma quanti!!!! Macchie di giallo, di arancione, di azzurro… Grandi pesci Napoleone, grandissimi, branchi di pesci farfalla, vedo una lunga murena: la guida prova a sfiorarla vicino alla coda, lei si gira con fare minaccioso! Proseguiamo: tanti pesci pagliaccio e tanti altri di cui non ricordo il nome. E poi la scena più bella: io e V. galleggiamo tranquilli mentre da dietro avanza un branco immenso di pesciolini velocissimi che ci avvolgono in una nuvola azzurra: ci siamo dentro, il tempo di guardarli e loro sono già oltre, davanti a noi, inseguiti da un grosso pesce, anch’esso azzurro… Ricorderò sempre questa immagine…
Come ricorderò sempre anche un’altra cosa. Durante questo snorkelling, tengo le mani dietro, sulla schiena: sento picchiettare sulla pelle, alzo lo sguardo fuori dall’acqua e capisco che è la pioggia, mi guardo intorno ed è tutto grigio, deserto, piatto. Riabbasso lo sguardo sotto l’acqua e l’universo cambia: tornano i colori, la vita il movimento.. E lì ho la percezione che esiste un mondo sottomarino, degno di essere vissuto, guardato, amato. Da chi ne ha la possibilità, da chi non si sente mancare il fiato a contatto con l’acqua, da chi non ha l’ossessione di tenere tutto sotto controllo, come mi ha detto un giorno V.
Questa la mia esperienza. La crociera vista dalla superficie. Credo sia stata molto diversa la crociera vissuta dal fondo del mare, e sicuramente molto interessante ed emozionante, tra mante, squali balena, quali martello… ma quella non è stata la mia crociera….