Fihalhohi
by Chickmaster- marzo 2002

 

Quando il Max mi ha chiesto di scrivere qualcosa del nostro viaggio alle Maldive il primo grosso problema che mi sono posta è stato :"Da dove cominciare?"

eh beh, dalla partenza direte voi, è che poi più che un resoconto o un racconto diventerebbe un romanzo e voi dopo dieci minuti chiudereste la pagina per navigare in altri lidi.
E invece l'intenzione è quella di tenervi qui, incollati a queste pagine virtuali per raccontarvi, seppure a mio modo, una delle più belle esperienze della mia vita.
Eccola lì, subito che esagera.... beh non ho 60 anni quindi è assolutamente ragionevole che lo sia stata.
Ma andiamo con ordine, poi alla fine, vedremo se mi darete ragione o meno.
Non so esattamente  come mi sia venuta di accettare così, senza neanche pensarci su un attimo l'idea di questo viaggio, forse la voglia di rilassarmi, di distrarmi, di fare immersioni, di stare in compagnia, di conoscere un posto che definiscono alla pari del paradiso terrestre, la cosa sicura è che molto ha giocato il fatto che sapevo di affrontare una simile esperienza in compagnia di chi sa divertirsi e far divertire, e  soprattutto potesse accompagnarmi in quel degli "abissi" marini.

E così arriva il giorno della partenza, un tranquillo sabato di fine febbraio, da Parma partiamo solo in otto, Io, il Diso, Seba e la Cinzia , Il Max e la Carla , Frank e Miki; manco a dirvi che in autostrada becchiamo un incidente che rischia di farci perdere il check in e che una volta arrivati alla Malpensa ci perdiamo per trovare il parcheggio, ma poi, guidati dalla divina provvidenza e dal satellitare del Diso riusciamo in qualche modo ad arrivare al banco delle partenze, dove sono ad attenderci gli altri ragazzi del diving di Lecco.
E beh, all'inizio è sempre un po' così, non ci si conosce e ognuno sta un po' sulle sue.
Il viaggio è tranquillo, anche se  il nome dell'aereo è tutto un programma "Airton Senna"... speriamo bene... ma le otto ore di volo passano anche alla svelta, tra film e cibarie.
Arriviamo all'aereoporto di Malè e aspettiamo oltre alla nostra guida assolutamente tipica del luogo (svizzera) le barche che ci porteranno nel nostro agognato isolotto. Il viaggio da lì dura circa un po' più di un ora, le barche non sono velocissime, ma ci permettono di gustare uno dei più bei orizzonti del pianeta. A fianco a noi sfilavano silenziose isole di sabbia candida,  ricche di vegetazione, circondate da un mare talmente azzurro che sembrava quasi bianco, e noi lì, incantati a guardare e a esordire con "Ohhhh, guarda lì...". Arriviamo nei pressi di un isola che ci indicano come la "nostra" Fihalhohi, con cinque ore di fuso dall'Italia in quel dell'Atollo Sud di Malè, riconoscibile sicuramente anche da mooolto lontano, per via di quell'antenna che dal centro dell'isola si stagliava nel cielo, piena di ripetitori. L'unica isola con l'antenna era la nostra. Beh, se non altro la riconosciamo da lontano... e poi, i telefonini prendono!!! Sì tutti... tranne il mio...

Attracchiamo e beh, mi guardo intorno, sabbia bianca a destra e sinistra (sì in effetti era un isola...) palme che si tendono verso il mare, il sole, il cielo così azzurro che perdeva i contorni nel mare all'orizzonte e una calma, ma una calma.... Troppa forse. Mi annoierò? Delle Maldive, dicono, dopo i primi giorni vuoi scappare...
Dopo l'accoglienza con noci di cocco, la sistemazione nelle camere e la conoscenza del Diving popolato di tedeschi, abbiamo il primo incontro scontro con la cucina locale. Ci tengo a precisare che era assolutamente fantastica, curata veramente nei dettagli, ma piena piena piena di curry e cannella. Ma ovunque, nella carne, nel riso, nei pasticcini, persino il the sapeva di curry, è che dopo qualche giorno non ci fai neanche più caso e poi sù figlioli, non facciamo sempre i soliti italiani pizza e spaghetti, addentriamoci nel mondo maldiviano anche attraverso la cucina.... L'organizzazione era comunque notevole, ogni sera facevano una cena a tema, messicana, orientale, italiana, ho mangiato cose dal gusto impossibile ma buonissime e ho fatto invidia a quasi tutto il gruppo che mi vedeva ingurgitare siffatto cibo con la noncuranza di chi mangia un insalata..
La prima sera arriva così, ancora non ci si conosce, ma si chiacchera, ancora si cammina con i sandali, ancora si è divisi in due, tre gruppi ma si passeggia al chiaro di luna (e che luna) sulla sabbia e si guarda il mare che brilla al suo riflesso. La mattina dopo si è tutti pronti per la prima immersione, a dire il vero doveva essere un check per noi open, i ragazzi del diving volevano vedere come ce la cavavamo in acqua. E devo confidarvi che questo ci metteva un pizzico di ansia, nonostante le rassicurazioni del Diso, il dover ripetere gli esercizi... oddio...

Il posto si chiama House Reef, la barriera di casa, un tratto di mare che costeggia l'isola con l'ingresso ovviamente da riva che scendeva degradando fino a 10 metri circa, entriamo, yeah.. acqua calda.. e dopo solo una vuotata di maschera: il Diso ci guarda e ci fa un gesto della serie "Ma sìììì, andiamo va..." e fu così che cominciò la nostra, la mia, avventura subacquea. Nonostante il Nino abbia notevolmente distrutto il corallo vicino a riva, scendendo cominci a vedere i colori del Reef e dei suoi abitanti. Tra le tante immersioni che abbiamo fatto (I canali di Guraidoo, lo "Shark Point", Cocoa Tila ecc....) questa è stata per me la più bella, vuoi per la ricchezza del Reef, vuoi perchè era la prima in quel tratto di Eden sommerso. Branchi di Carangidi ci passavano sopra noncuranti del fatto che stavamo lì a rimirarli e il sole disegnava i loro contorni perfetti nell'acqua, una murena nera ci ha voluto mostrare il suo sorriso durbans da un insenatura nella roccia, e poi una bellissima tartaruga ci è passata a fianco e ci ha sorpassato, con buona pace delle fole sulla loro lentezza.. senza parlare poi dei pesci di barriera che da lì a tutte le altre immersioni o uscite in snorkeling avremmo incontrato, pesci pappagallo di tantissimi colori, lionfish, pesci trombetta e pesci farfalla e angeli di diverse specie e colori. Un paradiso, ma sottacqua.
Le altre immersioni sono state tutte dalla barca, si usciva due volte al giorno e accompagnati dalla splendida Stefi, istruttrice del diving locale si raggiungevano i posti più belli e interessanti della zona.
Sono state esperienze fantastiche, i miei primi squali, le aquile di mare che ti passano sopra e virano come aereoplani, tartarughe grosse come persone, e barracuda e mante e Napoleon, i brief dell'Alberto con tanto di vallette, e le correnti, cavolo che razza di correnti... ti sfiancano, non vai nè avanti nè indietro, devi trovare il punto per passarle e non è sempre così facile. Il bello di questi posti è che non devi raggiungere eccessive profondità per vedere tutto questo, sì siamo arrivati anche oltre i 30 metri , ma a 20-25 potevi tranquillamente goderti tutto.
Intanto i giorni passavano e il gruppo era diventato veramente affiatato. Eravamo sempre tutti insieme, a fare i giri in giro ovvero i tour dell'isola, (in teoria ci si metteva 15 minuti, beh, noi riuscivamo a farli in un ora arrampicandoci sulle palme e cercandodi buttarci in acqua a vicenda) la sera, davanti alla camera di uno o dell'altro a fare i Cocco Party ( di giorno le ragazze che non uscivano con noi in barca si procuravano i cocchi e la sera si aprivano in compagnia) con il Sergione e il Seba che facevano a gara con un maldiviano munito di zappa a chi li apriva per primi, fregati sempre sul tempo dal mitico Salvatore che sapeva veramente fare tutto, dall'aprire appunto la noce di cocco al windsurf, in discoteca la sera dove Io la Stefi e la Vero abbiamo inventato il ballo del Subbo, e poi a cantare. Sì perchè abbiamo anche cantato, con un tifo da stadio e flash di macchine fotografiche ci siamo esibiti in non so quante canzoni, compreso un "volare" in spagnolo.

Sto cercando in qualche modo di riassumere il tutto perchè quei 10 giorni sono da una parte volati per quanto ci siamo divertiti e dall'altra parte sono diventati un'infinità per la ricchezza delle giornate.
L'ultima immersione è stata alquanto disastrosa per me e il mio gruppo, abbiamo preso una corrente veramente impressionante che ci ha sbattuto da una parte all'altra, a me ovviamente sul reef e mi sono rovinata le gambe, è stata un esperienza, quello sicuramente sì, difficilmente incontrerò altre correnti simili, ma c'è stato un attimo dove, dopo una bombolata che mi è arrivata in testa, non ho capito più niente, ed è stata quell'immersione che mi ha fatto capire l'importanza di un compagno che rimane con te, che ti aiuta. Io in quell'occasione non ho avuto solo un fantastico compagno, che non mi ha mai lasciato la mano, che ha sbattuto sul reef per non farci andare me, che mi ha guidato quasi tirandomi fino ad una roccia dove mi ha fatto fermare e riposare, (signore e signori il mitico Cosimo che riusciva comunque a consumare più aria di me!), ma avevo anche una guida eccezionale il grande Sergio che ci ha tenuto tutti a bada come scolaretti all'asilo, gonfiandoci e sgonfiandoci il gav, prendendoci al volo quando la corrente cercava di portarci via. E' normale dite? Forse, ma forse no.
Sicuramente ho imparato che anche se l'acqua è calda è meglio avere una muta intera..
Sì è vero, ho dato il mio bel daffare... le prime volte finivo l'aria alla velocità della luce, ma poi grazie a chi mi accompagnava e alla tranquillità che piano piano riusciva a infonderti  sono riuscita a terminare le immersioni insieme agli altri.
L'esperienza che ho fatto in quei giorni è stata unica, siamo stati sempre un gruppo, nonostante non scendessimo sempre con le stesse persone. Si era insieme nel blu come sul relitto, in spiaggia dove si faceva di tutto tranne che prendere il sole, al ristorante dove eravamo sempre gli ultimi ad andarsene, ovunque. E non mi sono accorta mai della mancanza che so, di un televisore, di una radio, eravamo fuori dal mondo, e non me ne sono mai accorta..
L'ultima sera ci siamo trovati tutti sul patio del bar, davanti al mare, trenta persone, tutte sedute in cerchio, al buio, illuminati solo dalla luna, a cantare raccontare barzellette e bere sangria.
Niente di speciale, ma tutto assolutamente eccezionale.
Mi mancano ancora quei ritmi, quella complicità che si era instaurata tra noi, mi manca quel mare, quel sole, mi manca camminare scalza sulla sabbia, perchè mi mancano i miei compagni di avventura.
L'ultima cosa che mi ricordo di quel viaggio è stata quella lacrima che ho sentito scendere nel salutarli tutti, in special modo un piccolo angelo biondo, non perchè non li avrei rivisti più, ma perchè sapevo che comunque  sarebbe passato un bel po' di tempo.

Ed è aspettando che passi questo tempo ormai infinito, guardando le centinaia di foto, aspettando il prossimo viaggio che sono qui a raccontarlo a Voi cari friends, , così magari, la prossima volta ci sarete anche voi.