Fihalhohi
by sauro - aprile 2008
19 Aprile: dopo ben sette mesi di agonia (ho giurato che non prenoterò mai più così anticipatamente) e di peripezie (vedi "gli ex di Herathera"), partiamo con diverse ore di anticipo alla volta di Milano Malpensa: non si sa mai, meglio stare sul sicuro, ma tant'è, sul più bello, pronti per imbarcarci, ci comunicano un "minimo" di tre ore di ritardo del volo per belligeranza in atto tra India e Pakistan, con conseguente chiusura degli spazi aerei. Pazienza. E' comunque sufficiente per farci toccare con mano come ormai i tanto decantati (e pagati…) 9 giorni (e 7 notti) siano ormai diventati a tutti gli effetti 8 di cui, effettivi sull'isola, 6. Arriviamo infatti al resort verso le 16 ora locale del 20 Aprile, dopo un viaggio sia aereo che marittimo a dire il vero fantastico.
Accoglienza classica a base di salviette umidificate al limone e cocco fresco; briefing in inglese (ma volendo potevamo richiederlo anche in tedesco!), che per fortuna la mia adorata nipotina Claudia ha tradotto simultaneamente (altrimenti cosa era venuta a fare fino a Fihalhohi?).
Siamo in 10 (4 coppie di cui 2 con un figlio/a). Ci sistemiamo nelle belle casette in stile coloniale a 2 piani. A noi 2 ne tocca una al piano di sopra. Ampia, luminosa, ben arredata, bagno spazioso e bel balcone con vista mare (tra palme e mangrovie), frigo, telefono, ventolone, aria condizionata, letto comodissimo, una pacchia insomma; unico neo la scala di accesso in caso di pioggia e/o con i piedi bagnati diventava alquanto scivolosa e quindi pericolosa. E' già ora di cena. Ci rechiamo al ristorante dove ci presentano il cameriere e ci assegnano i tavoli.
Buffet. Poco male, anzi, una vera abbuffata durata una settimana. Cucina abbastanza variegata, a tratti speziata e in certi casi piccante, ma sempre squisita. E' stato necessario imparare a capire cosa contenessero le pentole, dopo di che ognuno di noi ha dato libero sfogo alle proprie golosità, in particolare però un doveroso cenno di apprezzamento alla frutta e ai dolci.
21 Aprile: praticamente primo giorno; decidiamo di andare in avanscoperta con un po' di snorkeling; occorrerebbero informazioni ma non ci sono altri italiani e al diving si parla solo inglese e/o tedesco, inoltre mi rendo conto che non posso sempre rompere le scatole alla mia deliziosa "interprete personale". Ci tuffiamo comunque. Mi ero dimenticato (dopo 8 anni) quanto fosse tiepida e accogliente l'acqua delle Maldive, altro che jacuzzi! Non si cammina bene in laguna per via dei tanti coralli sparsi qua e là. Arriviamo al reef: prima impressione di non essere in mare aperto bensì dentro un acquario. Ce ne sono tanti, di ogni specie, di tutti i colori, di tante forme, ognuno intento a farsi i fatti suoi, e noi lì, rimbambiti da tanto ben di Dio a pinneggiare, respirare, fotografare, agitandoci ogni volta che vediamo qualcosa di non visto prima. Non ci accorgiamo che sono passate più di 2 ore!
Pomeriggio invece… idem. Giorno dopo… pure. Facciamo un tentativo con il diving per vedere di fare qualche immersione; riusciamo a stento a capire che dobbiamo tornare la sera tra le 19 e le 20 in quanto è il momento in cui si organizza la giornata successiva. Ore 19: almeno 40 - 50 persone si accalcano per noleggiare, restituire, svolgere corsi, chiedere informazioni, accordarsi e organizzarsi, ecc., il tutto sempre in lingua a noi poveri ignoranti sconosciuta. A questo punto decidiamo di darci completamente allo snorkeling e trà le uscite intorno all'isola e quella con la barca, ricaviamo tali e tante soddisfazioni da non dover rimpiangere le immersioni vere e proprie. Tra tartarughe, murene, squalini, razze, pesci balestra, scorpione, angelo, Nemo e Dorothy, pesciolini e pesciolini vari arriviamo a sera stanchi ma entusiasti ogni giorno di più e inoltre con un discreto patrimonio di scatti e riprese. Ci ha invece deluso un po' la situazione dei coralli: si sostiene che si stiano riprendendo dopo l'effetto Nino di 10 anni fa, ma pensavo di trovare una situazione migliore. Forse è stata una zona particolarmente colpita. Persiste ancora forte squilibrio tra il corallo morto e quello vivo.
Per il resto, in compagnia, tra una chiacchiera e l'altra, un periplo e l'altro, vola il tempo che è un dispiacere.
L'isola è carina, medio-piccola, interamente ricoperta da una vegetazione rigogliosa (mi pare la chiamino anche "l'isola delle 700 palme"), le costruzioni non paiono squilibrate rispetto al territorio, spiaggioni e spiaggette a sufficienza, nonostante la densità turistica, a parte il vocio al ristorante e gli affollamenti al diving, non si sente e/o non si vede quasi mai nessuno in giro. Non c'è animazione, le escursioni sono le tradizionali maldiviane (pesca in più modi, snorkeling, isola dei pescatori e poco più). Era proprio quello che cercavamo noi: calma, pace, tranquillità, serenità, da godere comunque in compagnia.
27 Aprile. E' fatta. Ore 9,30, ci ritroviamo sulla panchina del molo in attesa della bella barca veloce che ci porterà di nuovo a Malè. Atmosfera già vista e vissuta. Nessuno ha voglia di parlare, ridere o scherzare. Si cerca di assimilare mentalmente tutto il possibile per poterlo portare a casa, ma solo un pensiero fisso continua a ronzare in testa: come e quando tornare !
C'è da dire che la prima volta è sempre la peggiore perché temi che il sogno non possa riavverarsi, ma anche la seconda è durina. Dal canto nostro 3 giorni dopo il rientro eravamo già in agenzia per imbastire le fondamenta della "prossima volta".Le sensazioni, le emozioni, gli umori che si provano in quei luoghi rappresentano (almeno per chi scrive) un vero e proprio elisir di lunga vita del quale ormai non si riesce più a fare a meno.
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