Il mondo (tutto) si è fermato a Doha

Strano come nelle descrizioni di viaggi che sono abituata a leggere, che siano più o meno romanzate, poco ci si soffermi su quello che ritengo essere il punto cruciale della vacanza: Il viaggio vero e proprio.
(Da: le mie Filippine, il Capitolo Primo:)

... Lo so, lo so che siete d’accordo con me.
Breve o lungo che sia è quello che ci lascia emozioni che tendiamo a racchiudere dentro di noi.
Chissà poi perché.
Eppure anche Nonna Papera general Manager della Fiat c’è arrivata, mettendo in bocca a Jeremy Irons in un noto spot televisivo la verità più vera parlando di viaggi e cioè che “Spesso, non è importante (in un luogo) come ci vai… ma come ci arrivi”
Il viaggio quindi.
Troppo spesso preoccupati solo dell’arrivare non cogliamo le sfumature di ciò che ci avviene intorno, spesso non ne godiamo appieno, questo vale sia per l’andata quanto per il ritorno.
Fateci caso… leggerete numeri di ore di volo di treno o di traghetto, scali, costi di biglietti o compagnie…un elenco più o meno perfetto di sterili informazioni, almeno così avviene solitamente.
Cosa che non può certo avvenire nel mio caso, in primo luogo perché, per me, la vacanza comincia dalla preparazione della vacanza stessa, continua con il viaggio, si evolve nel periodo in cui si arriva alla meta e si conclude ancora con un viaggio, in secondo luogo perché io, ho conosciuto l’aereoporto di Doha.
  

 Ridente e ricca, ovviamente, cittadina dello stato del Qatar, sede di Gran premi e manifestazioni sportive a livello mondiale, con architetture tipicamente da sceicchi, che hanno deciso di elevare a città di alto rango questa perla del deserto. Nazione che ha deciso di elevare il piccolo aeroporto di Doha e di farlo diventare scalo internazionale e proprio per questo sono in corso mega lavori che termineranno nel 2008.
Ok, ma allora trattatelo da intercontinentale nel momento in cui può sostenere determinato traffico.
Invece no, sarebbe troppo bello.
A proposito di questa esperienza  non concepisco come le migliaia di persone che in questa aeroporto vi si sono soffermate, abbiano potuto evitare di avere il trauma psicobiologico che ho avuto io. E quindi come possano altresì omettere di raccontare la loro odissea. Odissea non più ambientata nelle coste elleniche ma tra le dune aride del deserto del Qatar.
Doha. Un aeroporto più piccolo di Punta Raisi con il traffico dell’Internazionale di Chicago.
Doha, dove non si capisce dove riescano a far atterrare gli aerei, e soprattutto intanto che sono in sosta, dove li nascondano.
Doha, dove tutti gli aerei, TUTTI, in atterraggio, girano come avvoltoi cercando un buco dove posare il loro carrello e il loro stanco carico.
Doha, dove i pullman che ti portano all’aereostazione dall’apparecchio devono sostenere un traffico simile a quello della Tangenziale Nord di Milano in ora di punta.
Hai mai fatto la CODA in un pullman che ti deve scaricare da un aereo? No? Vai a Doha!!!


 Doha, l’unico aeroporto che indice una lotteria dove puoi diventare un Nababbo e vincere anche una strafichissimaenormissima automobile rigorosamente bianca, a patto di chiedersi visto che i giocatori di questa lotteria sono tutti “viaggiatori” come facciano ad avvisarli (non ditemi che li chiamano al telefono…. VOI non conoscete DOHA) e soprattutto come questi cristi possano tornare per portarsi via il premio.
Doha, l’aereoporto con la birra più schifosa del mondo. Posso fare una scommessa su questa affermazione.
Doha, un aeroporto dove fai, se ti va bene, 27 minuti di coda per andare in bagno, e se hai un attacco di colite sono affaracci tuoi.
E questo discorso merita un approfondimento... particolareggiato….. infatti qui parliamo di Bagni ai limiti della fantascienza per quanto piccoli (ok cominciamo a vedere lo standard asiatico e cominciamo ad abituarci e quindi può essere un affare….) e a numero limitato.
 In tutto l’aereoporto ci sono ben 2 locali Toilette, uno al piano terra e uno al piano rialzato. Tu arrivi e vedi la coda disumana che diparte dal bagno delle donne (notoriamente più affollato) e allora dici tra te e te “Sono tutte qua, vado al piano di sopra” Sì, perché pensi di essere l’unica furba che  vedendo un bagno pieno ne ha cercato un altro.
Arrivi al piano di sopra e trovi 4 km di coda, ma non per il bagno, nooooo, per il bar.
Vuoi piangere, ma non ne hai il tempo.
Ti armi di coraggio e decidi di affrontare la massa di gente che non capirà che tu non gli stai passando davanti per un panino ma stai dirigendoti al bagno (che ovviamente è esattamente al termine di quella disumana coda) che intravedi PRIVO di qualsiasi fuoriuscente coda. Anche perché come ci comunichi? Arabi e giapponesi. Tu sai a malapena un po’ d’inglese, riesci a spiccicare un “Merci” ogni tanto ma mica tanto di più….
E in questi casi cosa si fa dunque? L’unione fa la forza decidi quindi che andare in bagno in due è meglio, ed è più bello.
E poi vi chiedete perché le donne vanno sempre in bagno in due. L’unico problema è che se questa idea è venuta anche ad altre allora in quel bagno ci deve essere una simulazione dell’ufficio postale dove perdi solitamente 2 ore per pagare una bolletta….
La cosa non ti sconvolge più di tanto, ma l’impatto con la realtà sì.
Arrivi alla porta del bagno per scoprire che questo non è che un labirinto che si snoda nelle viscere della terra del Qatar, corridoi di un metro di larghezza dove c’è un fluire di persone in entrata e uscita, cioè da pisciare e pisciate per capirci, corridoi che temi, arrivino fino al piano di sotto collegandosi, dove appunto avevi visto quella coda mostruosa.
Doha. Ricorderai il tuo viaggio, oh sì! Ricorderò della Sciura inglese che entra maledicendo la regina e il principe Carlo per la coda che ha trovato giù, e che ad un certo punto di una conversazione che si fa da sola ti chiede se sei Portoghese.
Che ciò la faccia da portoghese io? Che la Fabri ha la faccia da portoghese?
Parlavamo ITALIANO tra di noi, dimmi tu dove diamine hai capito UNA sola parola Portoghese…
Vabbè, che dire, è un passatempo, i minuti passano e mano a mano che procedi ti rendi conto che la coda è pazzesca e che ogni signora che entra (la maggioranza cinesi e giapponesi, che ho scoperto devono andare al bagno ogni 5 minuti a fare cosa lo sanno solo loro…. )ci sta in media 3 quarti d’ora.
Ora che arrivi davanti a quei TRE dico TRE bugigattoli (ehi siamo all’aereoporto internazionale di Doha, sede dei giochi Arabi Olimpici, mica Pizza e fichi!) chiaramenti resi indecenti da troppe frequentazioni, quasi ti passa la voglia ma decidi che puoi farcela. E ce la farai.
Alla fine ci siamo scambiate il numero di telefono con quasi tutte le sciure presenti.
(fine disquisizione cessatica)
Doha, dove ti lasciano in coda al gate 4 ore, per cosa non si sa, ma ti ci lasciano.
Doha dove tutti gli aerei sono chiaramente in ritardo. Se hanno tardato ad atterrare tarderanno a partire, è una logica consequenziale. Mettici poi che si scordano dove li nascondono sti apparecchi, e ora che li trovano e capiscono da dove si apra il portello,  ti sei già fatto il mitico hamburger di pollo con birra vomitevole.
Doha, dove le sigarette costano meno al mondo, dove hanno una stanza per la vendita dei sigari con vetri oscurati fotoelettriche e aria climatizzata deumidificata. Nemmeno a Cuba.
Ma hanno dei cessi da paura.
Doha, dove TUTTI comprano 3 o 4 bottiglie di superalcolici e dove a TUTTI danno una trolley per contenerli.
Il risultato è un aumento esponenziale dei bagagli a mano con tua immensa gioia, visto che a te hanno pesato pure i peli delle ascelle e ti sei presentato con un bagaglietto unico e piccolo e che te lo ritroverai in coda all’aereo perché quello davanti a te ha tre Trolley di Chivas stivate nelle cappelliere.
Doha, uno dei pochi aeroporti con la smoking area.
No, non è un posto dove ci vai elegante. E’ una zona fumatori. Sembra una camera a gas di un lager e dentro c’è un freddo becco dovuto all’aria sparata dagli impianti di areazione che forse non hanno capito di dover buttare fuori aria viziata e così tirano dentro aria surgelata…
Quando entri da questo corridoio stretto (ovviamente) e pieno di gente ti assale l’ansia. Una popolazione quasi prettamente maschile e sicuramente ostile data la cultura locale ti squadra da capo a piedi. Te ne freghi. Cosa non si fa per una sigaretta.
Ti intossichi come ne avessi fumate 60 e poi esci a passo del leopardo, perché l’aria respirabile è rimasta a livello pavimento….
Doha, dove gli addetti ai gate ti chiamano 3 giorni prima (in modo da poteri lasciare in coda) e sbagliano regolarmente a scrivere in lingua comprensibile:
A) numero volo
B) destinazione.
Fortuna che ci sono i pannelloni elettronici. Sì, in arabo! Ok, se aspetti un quarto d’ora esce una schermata in inglese. Il tuo volo, è lì, lo stanno imbarcando, fanno finta di aprire due cancelletti per far fluire le persone così fregano tutti lasciandone poi uno chiuso definitivamente.
Che bello! Divertente questo “passa di qua dalla fila e ti ammazzo”.
Sì perché dopo 3 ore a Doha diventi un serial killer.
Ma le esperienze servono, diventano un bagaglio per te, per il tuo futuro e quindi pensi che ciò che hai passato in questo aeroporto in culo al mondo ti servirà quando dovrai tornare, al ritorno, e benedici il tour operator che ti ha sostituito quella abominevole sosta di 10 ore in ritorno da Cebu, e te ne fa’ fare solo due che con il solito ritardo nell’atterraggio diventerà meno di una.
Ma a Doha sono furbi… cambiano tutto mentre parti e quando riatterri non ti mettono l’aereo in “delayed” così da lasciarti davanti al corridoio di uscita per il pullman per 25 minuti con chiaramente 35 gradi all’ombra….
Al secondo giro non ti fanno fare la coda in bagno (anche perché sanno che te, previdente, hai fatto pipì prima di scendere dall’aerero) , te la fanno fare sulla scaletta dell’aereo.
Si fa una scuola apposta per diventare dipendenti dell’aereoporto di Doha. Altro che Cepu!
Un’esperienza direi unica, che battezza un viaggio lungo ma affascinante.
C’è chi soffre di claustrofobia, c’è chi soffre di agorafobia, io dal 22 marzo soffro di DohaFobia.

 

 Chickmaster - Marzo 2006 - Doha Airport, in direzione Cebu